Giri di valzer in Atac

Questa primavera, assieme alle rondini e a qualche decreto per combattere la pandemia, ci porta anche il rinnovo delle cariche ai vertici delle società controllate pubbliche, il cui mandato è giunto a scadenza.

Se qualcuno si distrae e non segue le nomine del governo negli enti più prestigiosi, niente paura, tanto i nomi sono esattamente gli stessi, che passano da una società all'altra senza problemi, da un business all'altro, e non importa se non hanno le competenze necessarie o non hanno brillato nella conduzione aziendale. 

Sono i famosi boiardi di stato, come vengono chiamati, super pagati con i nostri soldi, a cui vengono affidate responsabilità delicate nonostante i dubbi  risultati, anzi a volte pessimi.

Ma stavolta ci occupiamo di ATAC, che è una cosa piccola nei confronti di ENI, ENEL, Terna, Poste, ecc..., diciamo di secondo piano, ma che ha comunque un ruolo in questi giri di valzer. 

Si, perché anche ATAC rinnova i vertici. Simioni, la sacra trimurti (Presidente, Amministratore delegato e Direttore) se ne va, pare che volerà in ENAC, l'ente che ha come missione quella di gestire l'aviazione civile in Italia. 

Così, dopo che non è riuscito a far decollare l'azienda di trasporto più grande del paese c'è il rischio che non faccia decollare più neppure gli aerei.

Eh, sì, chiamato dal M5S alla guida dell'azienda evidentemente non per risanarla (infatti non c'è riuscito), ma per gestire la fase del concordato preventivo per scongiurare il fallimento. 


Non ci pare che l'esimio manager abbia raggiunto grandi successi durante la sua gestione. I 220.000 euro l'anno percepiti sono stati spesi male. 

ATAC sta ancora col piede nella fossa: il bilancio evidenzia ancora circa 1,4 miliardi di passivo nei conti. Con il concordato l'azienda dovrà svendere i gioielli di famiglia come gli immobili; la gestione del servizio è sempre mediocre (ricordate i bus flambé?); niente manutenzioni ordinarie per risparmiare, ma solo quelle straordinarie, perché pagate dall'istituzione committente; lavoratori sfruttati fino all'osso. 

Si narra che i manager dovrebbero essere valutati in base ai risultati conseguiti, ma è evidente che non è così. E ATAC ne è un esempio calzante. 

Nel tempo, oltre ad essere un'ottima fonte di guadagno per gli amici dei partiti che hanno governato Roma (chiamati a sedere sulle poltrone d'oro dell'azienda capitolina), è stata anche una rampa di lancio per tanti mediocri che invece di essere cacciati in malo modo sono passati  a ricoprire altri incarichi pagati fior di quattrini (pubblici).

Prima di lui si erano avvicendati:

  • Maurizio Basile - AD e Direttore 2010-2011, attualmente ha incarichi in diverse aziende operanti nel settore agro-farmaceutico;

  • Carlo Tosti - Amministratore Delegato  2011/2012, passato poi ad IBM, Università Tor Vergata e infine nel Consiglio di Amministrazione del Campus Bio Medico dal 2018;

  • Roberto Diacetti - Amministratore Delegato nel 2012-2013, passato poi a Ente EUR, quindi a Enpaia;

  • Roberto Grappelli - Presidente dal 2012-2014, poi consulente al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Consiglio Superiore LLPP);

  • Massimo Tabacchiera - Presidente e Amministratore Delegato + Presidente Agenzia Servizi mobilità 2008-2010, poi Presidente Confapi (2019).

Ma è bene ricordare che, oltre a queste brillanti carriere, c'è stata anche qualche ombra, quella di chi è incappato nelle maglie della giustizia:

  • Danilo Broggi - AD 2013-2015, condannato a 2 anni nel febbraio 2019 per assunzione autista; 

  • Gioacchino Gabbuti (ex AD) e Antonio Cassano (ex Direttore) coinvolti nello scandalo biglietti clonati e conti nella Repubblica di S.Marino. 

Ci fermiamo qui anche perché l'elenco rischierebbe di essere troppo lungo.  

Così ATAC risulta essere una rampa di lancio, o almeno una tappa, per soggetti di molto dubbia capacità che arrivano sotto la spinta dell'amico politico di turno, spesso anche con modalità bipartisan. Stanno qualche tempo, non combinano niente salvo aggravare i conti dell'azienda e fare favori di qua e di là (p.es. Parentopoli) e poi migrano altrove andandosene con la valigia piena di soldi (p.es. Carlo Tosti: 504.000 euro di buonuscita).

Hai voglia a fare concordati se continua a girare gente come questa!

Maurizio Messina

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