Dismissione ThyssenKrupp. Niente andrà bene. Contro l’arroganza proprietaria lo Stato torni ad essere Stato

  • Inviato il: 21/05/2020
  • Da: redazione

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Oggi si apprende che AST dovrà essere venduta e che gli acciai speciali cessano di essere strategici per TK, la quale opera la scelta della ricollocazione commerciale del gruppo in attesa di acquirenti.

La vera pandemia si dimostra essere non il virus, che pure stiamo combattendo a prezzo di enormi sacrifici personali e collettivi, quanto l’arroganza proprietaria che sfrutta l’emergenza e la crisi ad essa conseguente, imponendo da prima la riapertura in assenza di misure adeguate per la prevenzione del contagio, ed ora opera indisturbata la sua ristrutturazione finanziaria e di mercato a danno dei lavoratori, dei territori, delle vocazioni produttive, dell’ambiente.
Quello della volontà di dismissione di Ast rappresenta un esempio emblematico di come la multinazionale e il capitalismo intende uscire dalla crisi globale generata dalla pandemia: intrecciare con più forza il legame perverso tra logiche di profitto capitalistico, sfruttamento dei lavoratori, mattanza di classe e dell’ambiente.
Rifondazione Comunista lo ribadisce da anni: Il profitto capitalistico nelle vesti più neutrali e naturalizzate della necessità economica del paese è risultato lo strumento attraverso il quale le multinazionali e il padronato produttivo hanno operato a danno dei territori, coperti dal balbettante silenzio della politica locale, regionale e nazionale.
Per anni.
Dovrebbero spiegarci dov’era quindi la necessità di riaprire la produzione in piena epidemia, forzando ogni regolamento e buon senso, mettendo a rischio contagio migliaia di lavoratori e quindi l’intera città.
Dovrebbero spiegarci perché negli ultimi anni il management di AST ha ripetutamente confermato che lo stabilimento ternano avrebbe avuto coperture finanziarie, strumenti e certezze per completare gli investimenti del ciclo produttivo e relativi all’ambientalizzazione della produzione.
Dovrebbero spiegarci dove sono le misure di bonifica e riconversione ambientale annunciate da anni di accordo in accordo e che oggi difronte alla dichiarazione di vendita rimangono lettera morta, caratterizzando l’enorme, ripetuto, pericoloso danno per la salute di tutte e tutti i ternani.
Quanto ancora dobbiamo sopportare che gruppi imprenditoriali a capitale straniero o italiano possano continuare a speculare sul più grande polo produttivo dell’Umbria ?
A che rischio sociale ed ambientale serve giungere prima che si operi uno scatto di dignitoso orgoglio, primariamente dei livelli istituzionali locali e regionali, che hanno contato zero nelle dinamiche occorse in questi ultimi anni?
L’Ast, il suo futuro, la sua sostenibilità produttiva ed ambientale sono un patrimonio strategico di Terni e del paese.
Occorre una immediata Soluzione pubblica, lo Stato smetta di osservare e faccia lo Stato, difendendo il settore, gli occupati, il diritto al lavoro ed alla salute.
Terni merita più rispetto per la sua storia industriale.
Rivendichiamo lavoro, futuro, salute.
Fuori interessi privati e produttori di rischio dal settore acciaio e dal polo di Viale Brin.
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Terni

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