Coronavirus, la solidarietà fatta di azioni concrete

Dopo un primo momento di incertezza e di disorientamento dovuto al deflagrare del Coronavirus e alla conseguente chiusura della città, con il risultato di accrescere le difficoltà di famiglie che vivono una situazione di precarietà e di lavoro nero, Rifondazione a Roma ha reagito ed ha organizzato una rete di interventi concreti di solidarietà. 


La federazione ed i compagni dei circoli  hanno messo in piedi una rete di interventi che, per quanto insufficienti in una città come Roma, hanno portato un po’ di sollievo a tanti nuclei familiari che si trovano in stato di forte bisogno, acuito dal fatto di non potersi muovere.

In prima battuta si è irrobustita la rete di sportelli di supporto, già presente in città, che è stata ampliata ed integrata nei contenuti, offrendo sostegno anche per questioni inerenti, per esempio, le misure di accesso agli aiuti economici stabiliti dai vari DPCM, fino ad arrivare all'assistenza alle donne vittime di violenza.

Successivamente, si è deciso di intervenire con la fornitura di generi di prima necessità, in alcuni casi acquistati dai circoli del partito o dai GAP, in altri casi reperiti dai supermercati o dai municipi e distribuiti a domicilio, ovvero consegnati alle parrocchie o similari.

Da nord a sud, da ovest a est, da Primavalle a Spinaceto, da Monteverde a Cinecittà, passando per tutta la città sono stati coinvolti una dozzina di circoli e complessivamente sono stati raccolti e spesi  circa 5.000 euro, che hanno consentito di preparare centinaia di pacchi distribuiti a circa 300 nuclei familiari, fra cui anche 5 donne in domicilio protetto. 

Sono state inoltre supportate svariate centinaia di richieste di aiuto o di informazioni sul sostegno al reddito, questioni legate al lavoro (cassa integrazione, partite IVA, ecc...).

Nello svolgimento di tali attività i circoli hanno agito talvolta direttamente come partito, altre volte all'interno di reti sociali o organismi già esistenti; altre ancora hanno creato coordinamenti nuovi con i soggetti più vari, con cui raramente siamo stati in rapporto prima (associazioni, comitati, Caritas, S. Egidio, ed anche parrocchie, ...) e questo è positivo.

Adesso si tratta di guardare oltre all'emergenza, strutturando e coordinando un lavoro che dovrà sicuramente continuare ed ampliarsi, magari in forme diverse da quelle che finora i circoli con generosità, ma spontaneamente, hanno saputo realizzare, nei tempi disponibili.  

Sicuramente un lavoro più organizzato sarà più efficace in termini di risultati. Siamo convinti che non usciremo tanto presto da questa situazione in cui siamo precipitati e l'effetto della pandemia genererà ulteriori disastri sociali, precarietà, solitudine, disperazione. 

Come partito siamo chiamati a svolgere un lavoro certosino di controllo degli effetti della pandemia sul tessuto sociale, della corretta applicazione dei decreti governativi, denunciando ritardi delle amministrazioni, le forzature del padronato che sicuramente ci saranno, la riduzione dei diritti, ma anche di censimento delle situazioni di disagio per poter fornire strumenti efficaci di supporto e di organizzazione politica e sociale degli strati più deboli della popolazione.

E al contempo ampliare la rete di  connessione e di rapporti sociali perché non rimangano episodici.

Non è forse questo il partito sociale?

Maurizio Messina

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