“Roma ti riguarda”, intervista a Paolo Berdini, candidato sindaco per Roma capitale

  • Inviato il: 01/07/2021
  • Da: redazione

Alba Vastano*
A Roma nun je volete bbene, guardate come l’avete ridotta. Monnezza, buche , voragini, bus che pijano foco…’ . Così si rivolgerebbero a lorsignori del Campidoglio i grandi Aldo Fabrizi e Alberto Sordi, uniti, nel coro di rimostranze, a Petroselli e Nicolini . Loro a Roma ‘janno voluto davero bene e mo da lassù je piagne er core a vedella così nfognata’. E forse qualche bacchettata la darebbero anche a noi, perché sì ‘ Roma ci riguarda’, ma evidentemente ‘ nun sapemo protestà abbastanza e ‘quando annamo a mette la croce in cabina elettorale sbajamo sempre e la mettemo ndo capita o sul nome del personaggio che vedemo de più in tv, invece de pensà da soli e de mettela ar posto giusto’.
La prossima occasione per cambiarla davvero Roma sarà in autunno, con le prossime amministrative. Corrono per il Campidoglio diversi nomi di spicco, di punta, quelli che oggi hanno l’occasione di sponsorizzare se stessi e le loro promesse per una città diversa tramite le tv governative. Nomi che hanno stretta correlazione con i poteri governativi e con i partiti parlamentari. E sono coloro che accedono facilmente alle tv governative e da lì ci inondano di false promesse, perfettamente in linea con l’agire dei corrispondenti partiti. Negli ultimi decenni si sono alternati al trono capitolino sindaci di ogni colore politico. A partire dagli ultimi tre. Dalla destra di mafia Capitale di Alemanno, al Pd di Marino, sindaco cacciato per una congiura di casa sua, all’ultima arrivata: la dolce Virginia, prima sindaca capitolina, tanto gentile, quanto incapace ad amministrare una città così complessa e già troppo provata.
Con le loro disastrose amministrazioni si sono susseguiti ripetuti fallimenti che hanno fatto sprofondare via via sempre di più la città sul lastrico, anzi sotto il lastrico, a causa delle voragini stradali. La colpa del disastro ognuno degli eletti la attribuisce all’amministrazione disfunzionale precedente. Intanto la città è allo stremo. Saremo noi elettori a cambiarla votando la persona giusta questa volta, quella che ‘davero a Roma je vo bene’. Per noi il candidato sindaco giusto per Roma è Paolo Berdini, un uomo che ha il cuore a sinistra e una pluriennale conoscenza di tutti i problemi della città. Già assessore all’urbanistica della giunta Raggi, che ha lasciato nel 2017 per profonde incompatibilità d’intenti e per onestà e coerenza con le sue idee per la città.
Berdini è sostenuto, nella sua corsa a sindaco, da alcuni partiti della sinistra extraparlamentare, fra cui il Partito della Rifondazione comunista (segretario Maurizio Acerbo) e il Partito comunista italiano (segretario Mauro Alboresi). Noi ci fidiamo di lui. Fatelo anche voi, perché Roma ci riguarda e il cambiamento parte da noi, da quella croce che metteremo in cabina. Per Berdini sarà quella giusta.

Roma – Campidoglio

Domanda: Ci siamo, finalmente fra i candidati in corsa a primo cittadino c’è anche la tua candidatura. Un po’ tribolata a causa della sinistra scomposta e frammentata che non trova mai una quadra intorno ad un candidato unico, ma ci siamo. Durante la campagna elettorale nella tua corsa a sindaco, alcuni schieramenti anche vicini a noi non parteciperanno. Come l’hai presa questa rinuncia, ad esempio da alcuni compagni dei movimenti per il diritto alla casa o di potere al Popolo che hanno scelto di presentare un altro candidato? E come te la spieghi?
Risposta: La rinuncia di alcune parti della sinistra a unirsi nel difficile tentativo di costruire uno schieramento unitario è un fatto molto grave. Stavolta eravamo partiti per tempo e sulla base di programmi precisi. Sarebbe stato un grande risultato se non ci si fosse divisi su alcuni di quei contenuti o alcune idee. Non è stato così. E’ stato posto un veto sulla mia persona, non sulle idee. E questo è un modo di fare che non porta lontano. Ripeto, si poteva aprire un confronto serrato sui contenuti da presentare alla città. Ma così non è stato.
L’unica spiegazione che posso provare ad abbozzare è che in una parte della sinistra sia completamente scomparso il principio di rappresentanza. Si partecipa alle elezioni politiche o amministrative per ottenere consensi e continuare a portare avanti le idee in cui crediamo. Mi sembra che in alcuni ci sia invece il convincimento che ciò sia irrilevante, che non serva a dare risposta alla nostra base sociale. Il risultato è che in Parlamento non ci sono gruppi che portano avanti idee alternative all’economia di rapina che governa. Ѐ la strada maestra per l’irrilevanza. Siamo l’unico paese europeo in cui non si è ancora formato un forte schieramento di sinistra alternativa. Ecco dove porta la cultura dei veti.
D: In corsa per il Campidoglio farai la parte del leone nell’area di leoni di centrodestra, centrosinistra e 5s e sfodererai le tue armi politiche più agguerrite o manterrai un tono soft, ma deciso e coerente com’è tuo stile, auspicando che gli elettori si affidino di più all’onestà e alla professionalità del candidato che al personaggio politico più accreditato, perché filogovernativo?
R: Mi auguro che il nostro schieramento abbia la visibilità mediatica che merita, anche se non mi faccio illusioni perché la conventio ad excludendum verso la sinistra va avanti da almeno due decenni. Se avremo la possibilità di un confronto ad armi pari ho un solo obiettivo: rendere evidente che la crisi che attraversa la città è il frutto del modello economico e sociale dominate di cui sono portatori i partiti di centro destra, di centro sinistra e dei 5Stelle. Saremo gli unici ad affermarlo.
Roma può avere una speranza solo se esce dalla cultura della svendita del patrimonio immobiliare pubblico, se chiude per sempre le esternalizzazioni delle funzioni pubbliche che portano alla precarietà del lavoro. Se, insomma, ritorna al governo pubblico della città. Questo ragionamento di merito che non necessita obbligatoriamente di toni polemici, ma certo saprò rispondere con durezza ad ogni tentativo di dipingerci come esponenti di un passato inutile. E la loro cultura economicista che non permette di dare una speranza a Roma.
D: Cosa bolle in pentola di nuovo per la città nella tua agenda elettorale che sia fattibile in base ai fondi che dovrebbero arrivare con il Recovery Plan? Sempre che questi soldi promessi ai Comuni arriveranno in tempi utili per il ripristino dei servizi al cittadino?
R: Il punto centrale del nostro programma è quello di attenuare la distanza tra il centro urbano e le periferie. In periferia ci sono redditi familiari che non arrivano alla metà di quelli del centro. Il numero dei laureati è pari ad un terzo di quelle aree più fortunate. Insieme a questi dati già impressionanti, c’è un degrado del patrimonio pubblico e delle strade. Il verde è spesso assente. I trasporti pubblici carenti a causa della privatizzazione di un ramo dell’Atac (Tpl). Trenta anni di economia sbagliata ha prodotto una città disuguale. Dobbiamo renderla più giusta.
In questa ottica, ogni risorsa economica, compreso quanto previsto per il Recovery plan, deve essere utilizzata per accorciare la distanza tra centro e periferie. Nel documento programmatico che è stato inviato a Bruxelles dagli schieramenti politici che sostengono gli altri candidati alla carica di sindaco non viene neppure menzionata la questione delle aree urbane! Eppure è lì che si evidenziano le più gravi differenze sociali.
D: Come pensi si possa affrontare e risolvere la questione dei rifiuti di cui proprio in questo periodo se ne fa sempre più eclatante il degrado e, come ogni estate, trasforma la città in una discarica a cielo aperto?
R: In ogni altra città dell’occidente, grande come Roma o di dimensioni ancora maggiori, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani funziona. Se Roma è una eccezione dobbiamo chiederci i motivi. Il primo è la mancanza di risorse economiche ed umane. Il secondo è la criminale occupazione delle funzioni manageriali compiuto dalla politica in particolare nel periodo del sindaco Alemanno. Il terzo infine, quello di non aver un piano industriale credibile, al passo con i tempi.
Il problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti è dunque un tema di ordinaria amministrazione. Si tratta di avere risorse adeguate e manager competenti che abbiano come finalità quella di perseguire il bene comune, non la ricerca del consenso elettorale del gruppo che li ha espressi.
D: Nel tuo progetto per la città c’è l’ecologia integrale. Un progetto green o si deve intendere come un progetto che dall’ecologia si estende ai servizi primari al cittadino?
R: Nel concetto di ecologia integrale convergono tre grandi prospettive. La città che incrementa i parchi e il patrimonio arboreo per contrastare il cambiamento climatico in atto: siamo alla fine di giugno e siamo già arrivati a superare la temperatura di quaranta gradi. Ma di questo i nostri avversari non parlano. Del resto, siamo gli unici ad aver posto la questione ambientale e i consensi ci arriveranno dall’elettorato verde che non vede alcun tema a loro caro declinato dagli altri.
Ma ecologia integrale significa anche la ricerca della dignità umana calpestata negli ultimi trenta anni. Roma ha oltre 90 occupazioni di edifici da parte di famiglie povere, perché mancano case popolari. Dobbiamo chiudere la piaga delle occupazioni individuando alloggi pubblici per gli occupanti. Roma, poi, soffre di mancanza cronica di lavoro per i giovani. Roma può mettersi alla testa del movimento mondiale per costruire la città dell’ecologia integrale. In questo modo potrebbe tornare al centro dell’immaginario mondiale e attirare preziose risorse per creare lavoro e dare una prospettiva ai giovani.
D: Tocchiamo il nodo più cruciale, quello che sembra esserti molto a cuore, quello delle periferie. Sulla la legge della valorizzazione immobiliare sono intervenute solo aziende private e costruttori riqualificando edifici centrali, ma alle periferie nessuno ha messo mano. I tuoi primi interventi da sindaco o da assessore saranno rivolti a risanare le periferie e ad abbattere le disuguaglianze fra quartieri poveri e quartieri ricchi o punti ad altre priorità ugualmente urgenti da risanare?
R: Nel processo della valorizzazione immobiliare sono intervenute anche imprese pubbliche come Cassa Depositi e Prestiti. A largo Santa Susanna e a piazza Verdi hanno aumentato le superfici dei due immobili pubblici perché potevano contare su valori immobiliari altissimi: più di 10 mila euro al metro quadrato. Faccio anche presente che a Roma ci sono un centinaio di cantieri pubblici e privati fermi (da piazza dei Navigatori alla ex Fiera di Roma, dagli ex Mercati generali di Ostiense alle Torri delle Finanze dell’Eur, e così via) che dimostrano che lo stesso meccanismo di valorizzazione immobiliare è in crisi perché i valori immobiliari sono minori e non consentono guadagni elevati.
Figuriamoci se quel meccanismo può funzionare in periferia dove i valori immobiliari delle nuove costruzioni superano a fatica i duemila euro al metro quadrato. Non ci sono margini economici. Per risanare le periferie servono soldi pubblici. Il “mercato” non può risolvere i problemi sociali. E’ stato sempre così. Dobbiamo tornare al governo pubblico delle città. E il Recovery plan è in tal senso un’occasione irripetibile: destinare quei fondi per risanare le periferie urbane e non per i soliti affari di pochi.
D: Nella precedente campagna elettorale il popolo delle periferie è stato in maggioranza a favore dei 5 stelle. Da lì l’ascesa della Raggi a sindaco della città. Oggi dopo le tante promesse disattese pensi che quella fascia enorme di elettorato abbia cambiato idee? Con quali argomenti intercetterai quegli elettori delusi?
R: L’astensionismo, come noto, ha colpito principalmente la nostra sinistra. Per convincere gli incerti o coloro che hanno creduto alle promesse dei 5Stelle non c’è altro modo che la chiarezza e la coerenza. Dobbiamo affermare che ogni risorsa pubblica dovrà essere utilizzata per risanare le periferie. Nuove linee di tram, parchi, quartieri pubblici risanati. Dobbiamo dire che il degrado urbano è il frutto dell’economia dominante che in ogni parte del mondo ha aumentato le disuguaglianze sociali.
D: A Roma la mobilità fa acqua da tutte le parti. Poche linee tranviarie medievali, bus che vanno a fuoco, 2 linee di metro. La città è ingessata anche in questo senso e le periferie sono quelle più a disagio anche sotto questo aspetto. Da dove si inizia per rinnovare il sistema dei trasporti urbani e per renderlo più funzionale per tutti i cittadini per una viabilità sostenibile?
R: In ogni altra città del mondo, trascorrono mediamente tre anni da quando vengono programmati gli interventi di potenziamento del sistema tramviario e l’inaugurazione delle nuove linee. A Roma ci sono da quasi dieci anni le risorse per rendere la linea Roma – Lido una vera metropolitana di superficie. Non sono stati spesi per i contrasti tra i 5Stelle e il governo regionale. Uno scandalo intollerabile. Le esigenza dei cittadini vengono prima degli interessi di parte.
Più in generale, Roma ha poche linee di tram e il trasporto pubblico su gomma non è competitivo. Per questo Roma soffoca nell’inquinamento. Per questo abbiamo presentato l’idea di cinque linee di tram in cinque anni. Alcuni progetti ci sono ed è un obiettivo raggiungibile. Ancora, sempre in tema di risanamento di periferie, occorre rivedere il tracciato della metropolitana C che –con intollerabile ritardo di anni- dovrebbe arrivare a Prati, dove, com’è noto, la metropolitana già c’è. Ripeto. Ogni intervento deve essere utile in periferia. Quella linea deve dunque arrivare a Corviale, una delle periferie più lontane e sofferenti sotto il profilo sociale.
D: La questione del debito enorme che grava sull’amministrazione della città è ancora in fase di stallo e non risulta si sia mai fatto l’audit sul debito, uno dei primi punti da trattare nell’agenda elettorale della sindaca nel 2016. La riproporrai una volta sindaco?
R: Certo! I 5Stelle avevano vinto le elezioni perché avevano ripreso le vecchie proposte della sinistra che aveva evidenziato come il debito di Roma sia irrisolvibile nella logica in cui viene affrontato. I tassi di interesse che le banche applicano al comune rendono impossibile la cancellazione del debito e una città sul’orlo del fallimento non po’ guardare al futuro. Il debito va dunque ricontrattato.
Tocchiamo con mano il maggiore disastro dell’economia neoliberale. Negli anni 2000 –sindaco Veltroni- sono stati sottoscritti fondi derivati che hanno aggravato lo squilibrio del bilancio comunale. Uno dei principali strumenti di dominio dell’economia finanziaria continua così a bloccare il futuro della città. E’ ora di tornare alla normalità.
D: Nella tua agenda elettorale è previsto un piano per la reinternalizzazione dei servizi affidati ad aziende private?
R: Certo. Intorno al 2000, l’azienda di trasporto pubblico è stata smembrata e sono state privatizzate le linee di trasporto delle periferie. E’ da lì che è iniziata la deriva. Oggi molti segmenti di lavoro prima svolti dal pubblico, penso alle pulizie degli edifici pubblici, alla cura dei parchi pubblici o ad alcune mansioni nella sanità, sono affidate a cooperative spesso solo nominali. Si tratta spesso di società che non hanno nulla di cooperativo e che assumono commesse di lavoro solo grazie a legami politici.
Gli effetti di questa politica sono sotto gli occhi di tutti. Servizi sempre più scadenti, costi maggiori e -soprattutto- condizioni di lavoro peggiori per gli addetti. Salari minori e minori diritti. Il pubblico deve dunque reinternalizzare i servizi affidati all’esterno solo per piaggeria verso le politiche di privatizzazione dominanti.
D: Beni pubblici e Beni privati. I beni comuni sono una terza via, gestita dall’associazionismo, e tolta alla cosa pubblica. Non pensi che i beni comuni, non citati nella Costituzione, siano una via di fuga e dovrebbe rientrare nell’alveo dei Beni pubblici?
R: Sono completamente d’accordo. Da anni Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale, ha dimostrato che solo la proprietà pubblica è in grado di garantire uguaglianza di diritti per tutti i cittadini. La stagione dei “beni comuni” è stata importante perché ha aperto ad una ulteriore fase di allargamento dell’offerta di servizi. A patto però che la proprietà dei beni e dei servizi resti saldamente in mano delle amministrazioni pubbliche. Insomma, basta con le privatizzazioni e la svendita dei beni pubblici!
D: La domanda è d’obbligo, in quanto Roma capitale non è una monade a sé, ma strettamente collegata alle politiche nazionali, quindi allo Stato centrale e ai governi che si rincorrono. In una situazione catastrofica e imprevista come la pandemia che ha ribaltato tutte le directory economiche, sociali e politiche, secondo te, quali fra i due ultimi governi, quello di Conte, l’avvocato del popolo, e di Draghi,il tecnocrate ha saputo affrontare con perizia le emergenze legate alla pandemia? Ma le hanno risolte?
R: Entrambi i governi che citi, Conte e Draghi, sono stati e sono convinti sostenitori dell’economia dominante. Certo, il governo attuale ha sicuramente maggiore forza nel continuare nel lavoro di privatizzazione delle funzioni pubbliche rispetto a Conte, ma entrambi non hanno portato a nessuna novità culturale. E’ un fatto grave. Non esiste ormai economista al mondo che non si interroghi sui fallimenti del neoliberismo e sui modi per superare l’aumento sconsiderato delle disuguaglianze che ha provocato. All’interno degli ultimi governi non c’è stata invece traccia di alcuna ricerca in merito.
In questo quadro culturale, le emergenze della pandemia non potevano essere ovviamente risolte. Come non ricordare che nei primi due mesi di pandemia, davanti allo svelamento della distruzione di tutti i servizi pubblici, dalla sanità alla scuola, dal trasporto pubblico ai servizi alle persone, ci sia stato un coro unanime nel dire che bisognava ritornare a potenziare il pubblico. Chiacchiere passeggere. A oltre un anno di emergenza Covid, l’unico intervento è stato quello di potenziare il sistema delle vaccinazioni. Altro non è stato fatto. La sanità continua ad essere privata. I trasporti pubblici continuano ad essere abbandonati, le scuole sono nel degrado, i servizi sono tagliati. Potevano almeno utilizzare parte del Recovery Fund. Invece nulla. Non è dall’economia di rapina che potrà venire la soluzione dei problemi sociali.
D: La delibera 140 della giunta Marino è ancora in essere e anche nella giunta Raggi non ha mai smesso di far scendere la mannaia sui centri di cultura. Nel 2016 nel tuo progetto di allora era già in cantiere lo smantellamento di questa delibera culturicida e antisociale. Vi darai particolare attenzione affinché venga cancellata definitivamente e riattivati i centri culturali e sociali che hanno subito lo sgombero forzato ?
R: La scelta di abbandonare la cultura e le funzioni delle associazioni sociali che creano coesione sociali e occasioni di dibattito al “mercato” è stato un errore imperdonabile dell’amministrazione Marino. Ancora più scandalosa è stato l’atteggiamento della giunta Raggi che pure aveva vinto le elezioni promettendo una revisione della delibera 140: cinque anni non hanno portato a nulla. Anzi il concetto di “legalità” ha portato addirittura a minacciare lo sgombero della Case delle donne.
Per risolvere il problema dobbiamo partire da una constatazione. Durante la pandemia è stato proprio l’associazionismo a garantire la coesione sociale. In periferia hanno portato un pasto e un aiuto alle famiglie in difficoltà. Questa ricchezza deve diventare il pilastro su cui si reggerà il futuro di Roma. Altro che mercato: la cultura va liberata.
D: Una volta in Campidoglio come ti relazionerai con la giunta? Prenderai nette distanze dal Pd o pensi sia utile poter trovare delle mediazioni con il centrosinistra, considerando che il risultato delle primarie a trazione Pd ha promosso il loro candidato di punta e che qualche pericolosa avvisaglia c’è che diventi la parte di maggioranza?
R: Sono certo che non possano esserci mediazioni con questo Pd romano guidato da uomini che hanno vissuto di rendita di posizione interrompendo il dialogo con la sinistra. E’ il Pd che deve cancellare decenni di esclusioni a sinistra. Per ora non se ne vedono i segnali. Pur di non dialogare a sinistra, preferiscono invece il rapporto con i 5Stelle dove convivono, come noto, anche posizioni di destra. Aggiungo soltanto che questa cecità porta il Pd ad avere circa il 20% dei consensi in Italia: una miseria. Ma non mettono ancora in discussione i rapporti a sinistra.
D: Infine Paolo, domanda d’obbligo. Perché i cittadini dovrebbero votarti? Mi riferisco in particolare quella numerosa parte di cittadinanza delle periferie che nel 2016 ha votato la Raggi ed in corso d’opera non ha visto realizzata una sola promessa. Nei quartieri centrali invece gli elettori, già propensi ad altri candidati, perché dovrebbero scegliere te come sindaco della città?
R: La guida della città da parte del Pd negli anni 2000 ha aperto una voragine nei conti pubblici con la sottoscrizione di fondi derivati. La destra di Alemanno ha svenduto le finzioni pubbliche per affidarle a imprese anche legate alla malavita. Il Pd di Marino ha portato il mercato anche nel mondo della cultura. I 5Stelle saranno ricordati per la più assoluta incompetenza. I cittadini dovrebbero votare me e la sinistra che mi sostiene perché siamo l’unica speranza per il futuro.
Berdini, saggistica
– Walter Gropius, curatela, Bologna, Zanichelli, 1983, ISBN 88-08-03582-4
– Walter Gropius, Zurigo, Architektur Artemis, 1984, ISBN 3760881181.
– Walter Gropius, 2ª edizione, Barcellona, Editorial Gustavo Gili, 1996, ISBN 8425216230.
– Colin Rowe, La matematica della villa ideale e altri scritti, curatela e traduzione, Bologna, Zanichelli, 1990, ISBN 88-08-07230-4.
– Il giubileo senza città, Roma, Editori Riuniti, 2000, ISBN 88-359-4816-9.
– La città in vendita, Roma, Donzelli Editore, 2008, ISBN 978-88-6036-226-1.
– Breve storia dell’abuso edilizio in Italia, Roma, Donzelli Editore, 2010, ISBN 978-88-6036-473-9.[3]
– Le città fallite, Roma, Donzelli Editore, 2008
– Polvere di stelle, Alegre editore, 2018a
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